Book City Milano: 54 giorni nel cuore delle Alpi


Sabato 19 novembre saremo a BookCity Milano con due incontri con l'autore. Gian Luca Gasca parlerà del suo viaggio sulle Alpi da Trieste a Nizza. per conoscere gli orari clicca qui.

Cinquantaquattro giorni sulle Alpi da est a ovest, Slovenia alla Francia. Un lungo viaggio attraverso i luoghi che dalla fine del 1800 sono stati abbandonati dai propri abitanti, diventando quella che oggi è considerata la periferia d’Europa. Prima che l’ultima ondata di modernità travolga la montagna, Gian Luca Gasca ha voluto vedere in prima persona i segni del passaggio della Storia e di una quotidianità spesso difficile, facendosela raccontare dai suoi protagonisti. Il suo racconto tratteggia un mondo tenace, aggrappato a un passato che non tornerà, ma affacciato inesorabilmente a un futuro del quale non si intuiscono ancora i confini.


Una lacrima cade dalle vette

Da 54 giorni nel cuore delle Alpi

 

di Gianluca Gasca

La ciclabile Trieste-Erpelle passa nel cuore della Val Rosandra: la percorro a ritroso per ritornare a Trieste. Il sole nel frattempo ha squarciato le nubi ed ha iniziato a riscaldare la valle, facendo alzare una fastidiosa cappa di umidità che rende insopportabile la camminata.

La Val Rosandra è una piccola area protetta vicino a Trieste, un intrico di valli scavate dall'erosione dell'acqua che rappresentano il cuore del Carso triestino. Percorrendo le sue valli viene voglia di scalare quelle pareti verticali, palestra di roccia per un futuro da alpinista. Avevo letto tempo fa dell'esistenza in un punto che non conosco, di un cippo in memoria di Emilio Comici. Spero sia su una bella parete strapiombante e verticale, come piacevano a lui.

Comici era triestino, qui ha mosso i suoi primi passi prima di costruire la sua leggenda sulle Dolomiti. Appassionato di speleologia, da autodidatta riuscì a stabilire in breve tempo un record di profondità, toccando i meno 500m. Chi se non un triestino poteva appassionarsi così tanto alla speleologia?

Lascio l'ex ferrovia per prendere una diramazione che passa tra i boschi, all'ombra. C'è una bella parete alla mia desta, riconosco qualche chiodo ormai arrugginito e la parete è ricoperta di vegetazione: aveva ragione Laila, qui non scala più nessuno. É proprio su queste pareti ormai abbandonate che Comici trova la sua vera strada, abbandona la speleologia per andare nel senso opposto: salire verso l'alto. Qui in Val Rosandra si allena, migliora la tecnica e poi parte, per andare a testarsi sulle pareti che ancora oggi sono sinonimo di impresa. Nel 1929 è sulla Sorella di Mezzo, sul massiccio del Sorapiss (Misurina), dove sarò tra qualche settimana. Qui apre una nuova via, sulla parete nord-ovest. Poi quella che per me rimane la sua più bella salita: parete nord della Cima Grande di Lavaredo. Una linea perfettamente dritta che dalla base sale verso la vetta.

“...Intendo l'arrampicata soprattutto come un'arte, come per esempio la danza o, se vuoi, l'arte del violino. Perchè se sei padrone assoluto della tecnica, puoi facilmente dare espressione ai tuoi sentimenti, proprio come nella musica e nella danza. Nei passaggi difficili io mi abbandono completamente all'impressione di vivere nella roccia, e che la roccia viva in me.”

Lo sport è tutta un'altra cosa per Comici, l'alpinismo è invece un'arte che ti permette di esprimerti al massimo, dando sfogo alla fantasia ed ai sentimenti.

Mentre continuo a pensare e ripensare a questa figura che suona di leggenda, sono tornato sulla ciclabile. Suona di leggenda per le imprese, per i toni, per i sentimenti che lo fanno apparire un superuomo, ricordo una sua lettera sull'alpinismo solitario: “È bello, immensamente bello arrampicare tutto libero, su una parete che strapiomba, vedere fra mezzo alle tue gambe il vuoto, e sentirsi di poterlo dominare con le tue sole forze. Io quando arrampico da solo guardo sempre giù per inebriarmi del vuoto, e canto dalla gioia. Se non ho fiato per cantare, perchè il passaggio difficile me lo stronca, allora il canto continua muto nel mio interno.”

Questa voglia, trasformata in malattia, di vivere di scalate e di andare verso l'alto ogni volta che può.

lo portano nel 1932 a lasciare il lavoro e a trasferirsi a Misurina dove diventa Guida Alpina. Ci aveva già provato a Cortina, dove però le guide locali lo escludono dal gruppo e la stessa cosa accade a Misurina.

La vita di Comici si concluse tragicamente in una giornata d'inizio autunno, il 19 ottobre 1940. Alcuni amici andavano ad arrampicare e, seppur controvoglia, anche Emilio si fece convincere e li seguì. Tralasciò le pareti più difficili, per salire in dolce compagnia una facile via che in breve lo portò su una cengia. Gli amici non riuscivano a raggiungerlo ed allora egli prese un cordino dallo zaino, di quelli vecchi, marci, che servivano solo per portare i chiodi e vi si assicurò alla parete, vi caricò tutto il suo peso per sporgersi e mostrare agli amici la via e precipitò, trovando la morte su di un roccione, in Vallelunga a Selva di Val Gardena, dove oggi riposa.

Circa un mese prima della sua tragica fine, Comici realizzò l'ultima sua grande via, la nord del Salame, nel massiccio del Sassolungo. Era con un amico su questa parete, ed Emilio poco tempo dopo l'impresa gli scrisse una lettera: “Sono state ore di lotta e di trepidazione, ore durante le quali ci si sente ancora di essere qualcuno. Magari questa personalità non serve praticamente a niente, ma almeno serve a consolarci un po' riandando col pensiero a quei momenti di vita forte, di lotta, di pericolo ed intima soddisfazione. Bisognerebbe avere sempre la forza di scuotersi, di lottare per sentirsi veramente vivi per avere soddisfazione di se stessi...” Il salame ora porta il nome di “Campanile di Comici”, è suo e la linea che vi ha disegnato è una perfetta “goccia d'acqua che cade dalla cima”.



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