Ricordiamo Cesare Pavese: moriva 66 anni fa


Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950), scrittore, poeta, saggista e traduttore, nasce nel cascinale di san sebastiano, dove la famiglia trascorre d’abitudine l’estate. Il padre, eugenio, lavora come cancelliere al Palazzo di giustizia di Torino, città in cui risiede con la moglie e i figli. Il mondo di Pavese è Santo Stefano Belbo e il suo intorno, dove lo scrittore torna ogni estate. Quel paesaggio è una presenza costante nella sua ispirazione letteraria, fin dalle poesie di lavorare stanca.

Ma il senso e il significato della terra della sua infanzia, Cesare lo coglierà soprattutto grazie ai racconti dell’amico Pinolo scaglione, il Nuto dell’ultimo romanzo, la luna e i falò, del 1950. La magica terra delle colline accende prima la sua fantasia di bambino e poi gli ispira racconti, romanzi e poesie. In Langa, la stagione più amata da Pavese è l’estate, quando le vigne si presentano nel loro fulgore e i grappoli d’uva cominciano a maturare favoriti dal caldo. Allo scrittore piace andar per sentieri, arrampicarsi per il salto, e controllare se tra i filari l’uva promette buon vino. A volte sale in cima alla collina della Gaminella, e di lassù osserva a lungo la piana del Belbo.

La cascina la Mora ha un cortile enorme, poco discosto dallo stradone, sotto il salto, e vi abita la famiglia più ricca di Santo Stefano, la famiglia delle ragazze de la luna e i falò, con la carrozza, i cavalli e le tendine alle finestre. Con un giardino zeppo di fiori. E poi c’è Canelli, che sembra «la porta del mondo».

Di là parte la strada per Genova e per il mare. Pavese ne parla con Pinolo-Nuto, l’amico che non se n’è mai andato dal paese, anche se nel microcosmo langarolo ha cercato di capire il mondo. A parlare con Nuto vengono in mente le feste più belle, quelle di san Giovanni e della Madonna, quando si accendono i falò. I fuochi che, sullo sfondo della luna, suggeriscono il titolo del romanzo più bello di Pavese, incentrato su Santo Stefano Belbo e i suoi personaggi, come il mezzadro Valino, finito suicida, o il Cinto.

I luoghi della memoria di Cesare Pavese, tutti ben segnalati, sono disseminati nel Comune di Santo Stefano Belbo, e comprendono il laboratorio di falegnameria di Pinolo scaglione al salto (oggi museo); la casa natale dello scrittore; la sede della Fondazione Cesare Pavese, nella restaurata ex chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo, dove ci sono anche la biblioteca e il Centro studi; la Palazzina del nido e la Cascina della Mora di la luna e i falò; la stazione ferroviaria di Canelli; il Foro boario con l’albergo dell’angelo; il santuario della Madonna della rovere, i borghi dello Scorrone e di Castino.



Libri in vetrina