Identità nascoste - Chiamami Jack


Chi è chi?


Piazza Bodoni è un vero salottino in centro a Torino. L’hanno lastricata e pulita dalle auto da una ventina di anni, rendendola simile a un angolo parigino, con palazzi d’epoca che la circondano e un monumento equestre che agisce da perno centrale dello spazio. Se ti siedi in uno dei dehors sulla piazza, puoi gustarti una birra fresca o un aperitivo ascoltando musica classica.

Sulla piazza si affaccia il conservatorio Giuseppe Verdi e dalle sue aule, specie se le finestre sono aperte, escono suoni melodiosi a tutte le ore. Nilde stava fumando nervosamente, dopo una birra ghiacciata, e si rivolse a Jack, seduto dall’altra parte del tavolino: «Adesso che ci siamo rinfrescati la gola, mi racconti perché sei a Torino?».

Jack si arrotolò i riccioli sale e pepe sul collo, prendendo una pausa di silenzio come un consumato attore di teatro: «Te l’ho accennato… Si vede che ti sei così emozionata nel vedermi che non hai fatto attenzione… Comunque, sono qui di passaggio, nel pomeriggio parto per la Valle d’Aosta. Sai quel tipo di Saluzzo, quel Tomatis…».

«Nicola?» lo interruppe Nilde.

«Sì, Nicola. Mi porta a fare un’escursione. Sopra Aosta. La Becca della Nonna».

«Semmai sarà la Becca di Nona» lo corresse la donna. «E cosa ci andate a fare sulla Becca di Nona?».

«Sì, esatto, la Becca di Nona. Mi vuole portare a tutti i costi lassù. Abbiamo un piano strategico, mi deve avvicinare in tempi brevi alle ascensioni, vogliamo fare la salita della Marmolada da sud verso fine agosto, al massimo ai primi di settembre… manca poco ormai».

«Ah!» commentò Nilde, schiacciando il mozzicone nel posacenere sul tavolino. «Sì, certo, direi che manca un mesetto circa, basta guardare l’agenda. Come mai ti è venuta ’sta fissa dell’arrampicata? Non ti bastava la vela e…».

«E…?».

«E le donne, le conquiste…».

«Mah, non saprei darti una risposta, sai… Un po’ dipende da ’sto Nicola, è stata una vera sorpresa, mi sto divertendo un sacco quando siamo insieme… Un po’ dipende dalla montagna: ho percepito che c’è un qualcosa, nell’andare in montagna. Un po’ come per la vela, ma forse la vela mi ha un po’ saturato, non ho mai smesso di farla in tutti questi anni… Forse sto cercando nuove emozioni…».

Nilde ebbe uno scatto, rovistò nella borsa e tirò fuori il cellulare: «Aspetta, guarda, dovresti proprio chiacchierare con mio marito, anche lui dice che andare in montagna ha un qualcosa di speciale… Io non lo so, ma… Aspetta».

Nilde compose il numero: «Pronto, Luciano? Dove sei? Ah, in centro per commissioni. Sì, sì, le so io le tue commissioni! Senti, io sono in piazza Bodoni, fai un salto? Vorrei farti conoscere un mio collega… Siamo proprio sotto il conservatorio, ci trovi nel dehor».

Jack terminò la sua acqua tonica, posò il bicchiere sul tavolino: «Non l’hai nemmeno salutato… Siete proprio dure, voi donne torinesi…» e scosse la testa.

«Eh» chiese Nilde che già stava pensando ad altro, all’imminente riunione professionale nel suo studio. «Ah, sì. Siamo dure, ma sai, ho un po’ di fretta, anzi ho decisamente fretta, mi aspettano per una delle ultime riunioni prima della pausa estiva. Te l’ho detto quando mi hai telefonato poco fa per combinare questo drink insieme, no?».

Il bip-bip dei loro cellulari, posati sul tavolino, attirò la loro attenzione. Nilde rise: «Guarda il tuo amico, Nicola. Scrive come un pazzo su Twitter: Montagnes valdôtaines, Vous êtes mes amours… Che pazzo. Ma hai visto quanto twitta? Ha scoperto il giochino e deve compensare con il passato…».

La donna sorrise scuotendo ancora il capo.

«Che c’è da ridere?». Jack non focalizzava bene la situazione.

«È l’inizio di un canto di montagna, della valla d’Aosta… Vuol dire: montagne valdostane, voi siete i miei amori…».

«Beh, carino, no?» osservò Jack giochicchiando con il suo cellulare. «Pensa se lo scrivessi io delle donne veneziane…».

«Solo veneziane?» Nilde lo squadrò inclinando leggermente il capo e alzando le pupille contro l’arcata superiore, in modo da guardarlo fra il bordo degli occhiali da sole e le sopracciglia.

«In effetti, mi manca una torinese…» sogghignò Jack «ma non dispero».

«Per il momento, mi sa che devi soprassedere».

Nilde sia alzò in piedi, raccogliendo le sue cose dal tavolino e prendendo in mano la borsa.

«Devo correre in studio! Quel tira pacchi di mio marito Luciano ci ha fregato, me lo immaginavo…. Vabbe’, sarà per un’altra volta. Ciao, neh?».

Chinandosi velocemente, Nilde diede al collega un soffice bacio sulla guancia.

Anche Jack si alzò, per dirigersi alla cassa del locale.

Luciano era in realtà impegnato ad acquistare uno zaino nuovo per l’escursione sopra Aosta. Impiegò più tempo del previsto, perché voleva scegliere uno zaino adatto anche alla Marmolada. Con lo zaino floscio in spalla, camminava per le vie del centro città, zigzagando fra i palazzi barocchi, con l’obiettivo di raggiungere Nilde in piazza Bodoni. Arrivando una vietta laterale, girò l’angolo e, proprio mentre la sua vista si allargava nell’ampio spazio di piazza Bodoni, si trovò di fronte Jack.

«Nicola!» lo abbracciò il veneziano. «Ma che ci fai a Torino? Non abbiamo appuntamento alle due del pomeriggio?».

La prima reazione di Nicola fu una reazione alla Luciano, cioè allargò le braccia e stava per dire: «Ma io, a Torino, ci abito». Ma quella era una frase che riguardava appunto Luciano, mentre lui, in un istante, era stato proiettato in un’altra dimensione, quella di Nicola.

«Ecco…» balbettò, «Ecco… Sono venuto a comperare uno zaino nuovo, ci servirà domani alla Becca di Nona…» e glielo porse.

«Bello. Anzi: fico!, come direbbero i ragazzini».

Jack lo indossò, ma lo zaino continuava a rimanere floscio sulle spalle.

«Vedrai, quando sarà pieno di roba: non lo troverai così bello… Ti segherà le spalle».

Jack prese sottobraccio l’amico:«Visto che sei qui, mangiamo un boccone e poi partiamo?».

Prima che Nicola potesse rispondere, gli suonò il cellulare che aveva in tasca, quello nero e grande, quello di Luciano. Si svincolò dall’amico e fece due passi in là, con un gesto verso Jack come per dirgli: «Scusa, perdonami, faccio in fretta».

Era Nilde: «Allora, Luciano, belle figure mi fai fare sempre! Volevo che tu conoscessi un mio collega veneziano, che è qui a Torino per il week end: nel pomeriggio va in Val d’Aosta con amici… E tu non ti sei neppure fatto vedere. Guarda, sei un vero maleducato!».

Luciano, anzi Nicola, o forse era “ancora” Luciano (neppure lui sapeva bene chi fosse in quel preciso frangente), non rispose, era troppo forte il rischio di commettere passi falsi, con Jack a due metri…

Alla fine disse: «Guarda, ero incasinato e ho impiegato più tempo del previsto…».

«Beh» commentò Nilde, «ti è andata bene che sono dovuta venir via, perché ho una riunione in studio… Così non sono stata lì come un baccalà ad aspettarti. Ma fammi il piacere: smettila di essere così superficiale, cresci una buona volta!». Click.

Nascondendo nella mano il cellulare nero, per timore che Jack potesse notarlo, lo infilò nella tasca dei pantaloni, riuscendo anche a spegnerlo.

Poi, girandosi di nuovo verso l’amico, Nicola estrasse dalla tasca sinistra dei pantaloni l’altro cellulare, quello grigio e piccolo. Per fortuna che, dopo aver tweettato Montagnes valdôtaines, non l’ho spento, si disse….

Si avvicinò a Jack: «Scusami sai, le solite rogne: se non è il lavoro, sono i figli o le moglie…».

Jack sorrise: «È per questo che io lascio in giro mille segnali di fumo: dentro la cortina fumosa mi dileguo. Spesso corro alla Giudecca… non sempre con una donna, a volte passo interi pomeriggi a dipingere. Dipingo come cambiano i colori della laguna nelle diverse luci del giorno… Allora: mangiamo un boccone? Questa piazza mi piace molto, ti va?» e allargo un braccio a indicare lo spazio parigino.

Si sedettero ai tavolini di un ristorante, pochi metri più in là del dehors di prima.

«Su cosa ci indirizziamo?» Jack agguantò la carta delle proposte.

«Cose leggere, fra poco dobbiamo viaggiare con il caldo e poi camminare un po’…».

Jack non fece in tempo a chiamare il cameriere che gli squillò il cellulare: «Ciao, sono Nilde, vorrei davvero scusarmi per quel cafone di mio marito! Guarda, lo spellerei vivo… Adesso che fai?».

Jack sorrise: «Non ti preoccupare, ho rimediato. Nicola, l’amico di Saluzzo, è venuto a Torino prima del previsto. Ora stiamo mangiando insieme, poi partiremo per la Becca del Nonno…».

«E daje! Becca di Nona, non del Nonno!».

«Sì, sì, hai ragione, ma non sono ancora pratico dei nomi: Becca del Nonno è più facile da ricordare. Comunque, in settimana ti racconterò com’è andata, ok? Baci baci».

Pose il cellulare sul tavolo: «Eh, le donne…» commentò con rassegnazione, «Sempre a far questioni…».

Nicola sorrise: «Proporrei un’insalatona nicoise, che vuol dire nizzarda. Uova, tonno, acciughe, capperi… insomma: sapori di Provenza».

I loro cellulari emisero un suono in contemporanea. Era un tweet.

Si affrettarono entrambi a leggere, ciascuno dal proprio apparecchio.

Era Nilde:

Gli uomini: immaturi, casinisti, incapaci. Che palle!

«Cameriere!» Jack alzò una mano, voltandosi verso il locale, «Una bottiglia di prosecco. Ben ghiacciato, mi raccomando».



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