Emmanuel Bove: Ritorno a casa


Una visita serale e altri racconti dello scrittore francese Emmanuel Bove (1898-1945) è un libro tradotto da Claudio Panella e pubblicato nella collana Bassa Stagione, curata da Marino Magliani e Stefano Costa. Si tratta della prima traduzione italiana di alcune delle numerose prose brevi pubblicate da Bove in rivista e in volume. I protagonisti dei racconti di Bove sono per lo più personaggi maschili, in molti casi scrittori, che desiderano avere il controllo su ogni aspetto della propria vita ma sono perseguitati dai fantasmi dell’insuccesso e dell’inettitudine. In Ritorno a casa compare invece il personaggio di una donna, che ha lasciato da alcuni anni il marito e i figli ma si trova infine costretta dai rivolgimenti della vita a tornare nella casa che un tempo era stata anche sua. Il finale del racconto, che troverete per ultimo nell’antologia tradotta da Panella, sorprenderà però il lettore.

 

Ritorno a casa

A metà del pomeriggio, si era fatta notte. Pioveva dal mattino e non aveva ancora smesso. Le luci dell’Avenue d’Orléans somigliavano a braci nell’oscurità. Jeanne Legros si fermò davanti alla stazione del metrò Mouton-Duvernet. Non ne poteva più. Il caldo umido che saliva dal sottosuolo le sembrava dolce. Portava un cappotto con un collo di marmotta, ultimo ricordo di una relativa agiatezza. Era tutto bagnato e per la sua tinta giallastra ricordava un gatto randagio.

Tre anni prima, Jeanne aveva abbandonato il marito e i suoi due bambini per seguire un rappresentante di commercio giovane e bello. Avevano vissuto insieme a Lille, a Mans, a Bar-le-Duc. Un bel giorno, lui non aveva più voluto saperne di lei. Era allora rientrata a Parigi. Aveva lavorato in fabbrica. Poi aveva incontrato il gestore di un alimentari, un uomo posato, padre di famiglia, che non aveva mai desiderato impegnarsi in una relazione troppo seria. Un bel giorno, anche lui l’aveva lasciata e di nuovo Jeanne si era messa a cercare un lavoro, stavolta invano.

Un colpo di vento sollevò i tendoni, fece volare le foglie morte e sature d’acqua. Jeanne Legros si rimise in cammino. Ancora qualche centinaio di metri e sarebbe arrivata. Il collo di pelliccia le pesava come un asciugamano umido attorno al collo. Non aveva più nessuna traccia di cipria e di fondotinta sul viso.

Ora percorreva la Rue d’Alésia. Sentiva il suo cuore battere forte. Avrebbe avuto il coraggio, alla fine, di entrare nel modesto appartamento – in cui il gas doveva tremolare a causa del vento – della Rue de la Tombe-Issoire dove aveva vissuto tanti anni felici? Avrebbe avuto il coraggio di bussare alla porta, rispondere “Sono io” quando François avrebbe chiesto come sua abitudine “Chi è là?”. Avrebbe avuto soprattutto la forza di presentarsi a suo marito, di sostenere il suo sguardo?

Camminava, camminava più veloce che poteva, per non pensare.

 

***

˗ Chi è là?

˗ Sono io.

La porta si aprì e Jeanne scorse suo marito in un quadrato di luce. Era a testa nuda, senza il colletto inamidato, in maniche di camicia e con ai piedi delle pantofole di feltro. Su una tavola, al fondo della stanza, c’erano i resti di un pasto accanto a una pila di quaderni e di libri.

˗ Ma come, sei tu, Jeanne!

˗ Sì, sono io.

Non osava entrare. Restava sul pianerottolo, la testa bassa, le mani giunte, la borsa sotto al braccio sul punto di cascarle per terra.

˗ Cercavi me? Chiese François a sua moglie, come se lei avesse potuto essersi sbagliata di piano, come se avesse potuto essere tornata per salutare dei vicini.

˗ Sì, cercavo te.

˗ Entra allora, entra subito.

A dispetto di questo invito, Jeanne entrò con esitazione nell’appartamento.

Alla luce, suo marito si accorse che era bagnata dai piedi alla testa.

˗ Jeanne, bisogna che ti levi di dosso quel cappotto.

Lei obbedì, pur sempre esitante. Nel frattempo, suo marito prese delle tazze dalla credenza, andò in cucina, tornò per assicurarsi che la stufa funzionasse bene.

˗ Non ti muovere. Riposati! Hai l’aria così stanca.

Jeanne non rispose. Guardava fisso davanti a sé. Improvvisamente, disse:

˗ Dormono?

˗ Sì, dormono. Dopo che avrai bevuto qualcosa di caldo, li sveglierò, dirò loro che sei qui. Oh, come saranno contenti! Mi parlano continuamente di te. Mi chiedono continuamente dove sei.

˗ No, non è il caso, François, li vedrò domattina.

A quelle parole, il signor Legros, che non aveva smesso un attimo di andare e venire da quando sua moglie era arrivata, si fermò. Per un istante, guardò Jeanne con stupore, poi disse:

˗ Passerai la notte qui?

˗ Sì, se me lo permetti.

˗ Ma, ma naturalmente. Credevo che saresti andata via subito. Non so a cosa pensavo.

Quando suonarono le undici, Jeanne e suo marito, che si parlavano vicino alla stufa, si alzarono.

˗ Ti preparo un letto sul divano, disse François. Io andrò a dormire nella camera dei ragazzi.

˗ Ti aiuto.

˗ No, non è il caso. Sei stanca. Finché starai da me non voglio che tu faccia il minimo sforzo.

˗ Da te?

˗ Sì, voglio che ti riposi.

Al momento di separarsi, Jeanne prese la mano di suo marito.

˗ François.

˗ Che cos’hai?

La donna esitò un secondo prima di rispondere.

˗ No, niente. Vai dai ragazzi.

 

***

[…]



Libri in vetrina