25 aprile: 3 libri sulla Resistenza


I Venti Mesi di liberazione in provincia di Cuneo sono stati un momento tragico e glorioso in cui in cui la storia locale ha lasciato un’impronta indelebile sulla storia nazionale. Le valli della provincia di Cuneo hanno accolto i moltissimi giovani che hanno abbandonato le proprie attività per seguire i propri ideali e dare un contributo alla guerra di Resistenza: proprio sui monti della valle Infernotto nacque il primo nucleo partigiano del Nord-Italia. Il prezzo fu altissimo anche nelle valli piemontesi: Valmala, in valle Varaita, fu teatro di un tragico episodio di repressione. Ma il sacrificio di quei giovani portò, il 25 aprile 1946, alla grande insurrezione delle forze partigiane che avrebbe portato alla liberazione italiana.


 

Combattere in Valle Varaita
Da Valcurta 1944 a Valmala 1945 | di Piero Balbo

I Venti Mesi di Liberazione in una valle del Piemonte. Un resoconto senza retorica e senza celebrazione in cui emergono, uno dopo l'altro, i fatti che hanno portato al trionfo degli ideali democratici in tutta Italia. Da Bellino a Verzuolo, da Pontechianale a Saluzzo, da Valmala al vallone di Gilba: in questi luoghi i giovani della valle Varaita e della pianura hanno compiuto una scelta di libertà e hanno lottato organizzati in distaccamenti e bande di garibaldini e giellisti.

Non importa quanto siano piccoli o sconosciuti, i luoghi geografici in cui si svolsero le vicende narrate da questo libro: sono luoghi con un significato universale, che hanno fatto la storia dell'Italia che conosciamo oggi, perchè a quelle persone si deve la costruzione del sistema di valori con il quale siamo cresciuti.

Furono giorni in cui uomini che sono stati dimenticati hanno compiuto scelte eroiche e hanno vissuto epopee personali degne di essere raccontate e tramandate. Ma è anche un modo per riavvicinarci a quella Grande Storia che si nutre della piccola storia locale, attraverso le vite e il grande coraggio di uomini e donne normali che hanno saputo diventare eccezionali.
Chi vive e frequenta oggi la valle Varaita riconoscerà i luoghi e i cognomi che vengono citati in ogni pagina del libro.

Il libro esce in contemporanea con il cortometraggio Neve rosso sangue di Daniel Daquino, che ricostruisce per immagini l'eccidio di Valmala del 6 marzo 1945, quando alcuni partigiani garibaldini vennero sorpresi e uccisi presso il santuario da parte degli alpini della Monterosa. Uno degli episodi più tragici e cruenti della Resistenza in valle Varaita.

Le due iniziative culturali sono nate separatamente e indipendentemente. Questo fatto dimostra il grande interesse che, dopo 70 anni, questi avvenimenti esercitano sulle persone che non li hanno vissuti, ma che guardano a essi come a un esempio morale.


Dalla prefazione di Francesca Galliano, Anpi Verzuolo:

«Le pagine di questo libro accompagnano chi le leggerà in luoghi che hanno visto compiersi scelte e destini umani importanti e spesso tragici: per noi che qui siamo nati e cresciuti e che abbiamo avuto l’incommensurabile privilegio di diventare adulti con i protagonisti di queste vicende, è come camminare per le strade del proprio paese.

Valcurta, Valmala, sono luoghi che significano libertà, democrazia, coraggio, solidarietà e fiducia nel futuro. Sono luoghi simbolici degni a pieno titolo di fare parte di quell’identità che come cittadini democratici dobbiamo ostinatamente consolidare e difendere».

 


Un mese di resistenza – Saluzzo, venerdì 22 aprile

Nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Liberazione, Combattere in Valle Varaita verrà presentato dall’autore venerdì 22 aprile a Saluzzo. L’appuntamento è alle 17,30 presso la scuola di Alto Perfezionamento Musicale in via dell’Annunziata, entro la rassegna I venerdì della biblioteca.


La lotta partigiana tra Cavour e la valle Infernotto
In nome della Libertà | di Franco Allochis

Uno spaccato di storia locale ricco di documenti, testimonianze raccolte dall’autore, accuratamente riordinate secondo una trama che assume il tono del diario-cronaca attraverso il quale è possibile costruire, come con i tasselli di un mosaico, l’intero quadro storico della zona di Cavour dal fatidico 8 settembre 1943 alla Liberazione del 25 aprile 1945.

Ai piedi di Cavour si distende la pianura contenuta in quel quadrilatero costituito da quattro strade che la collega con Bagnolo, Barge, Staffarda. Ne deriva che Cavour è luogo cruciale per concentrare forze e per trovare i rifornimenti: una terra ricca di bestiame e caseifici, i cui prodotti, al tempo dei fatti narrati, potevano essere portati sulle montagne e nei luoghi dove si formarono le brigate partigiane sotto il comando degli ufficiali di Cavalleria Pompeo Colajanni, noto con lo pseudonimo di Barbato, e Vincenzo Modica, noto come di Petralia. I due ufficiali già prima dell’8 settembre avevano dato inizio a una vera e propria organizzazione di tutta la Resistenza presente nella zona.

Gli scontri, cruenti e sanguinosi, che si susseguirono, in modo a volte imprevisto, furono organizzati sotto il Commissariato di Perlo e poi sotto quello di Novena si distinsero per una spietata e cruda ferocia contro i partigiani. Persero la vita in questi frangenti molti civili, anche donne sospette spie, e furono arrecati danni ingenti alle abitazioni e alle coltivazioni. Il popolo diventò cardine dei successi della Resistenza.

Il volume risponde alle esigenze che il pedagogista Cousinet dichiarava all’inizio del secolo scorso a proposito dell’insegnamento della storia: «La preoccupazione della formazione patriottica e morale degli allievi ha ceduto il posto all’esigenza dell’esattezza, al rispetto della verità, alla riesumazione integrale del passato».

Monito e invito perché in ogni luogo ci si occupi della propria resistenza per salvare la memoria e lasciare una traccia di ciò che è stato, compito doveroso e indispensabile per non perdere in modo irreparabile l’identità di un popolo che ha fatto nascere la Costituzione.


Quattro vite per un ideale
di Gianni Neberti e Patrizia Frusso

Renzo, Rino, Beppe e Lucia Frusso: quattro fratelli impegnati in una lotta lunga una vita per difendere un ideale di libertà. L’8 settembre 1943, l’Italia firma l’armistizio con gli Alleati. Renzo e Rino Frusso sono a un bivio: riprendere la vecchia vita fatta di lavoro per arrotondare il bilancio familiare, oppure seguire i propri valori e battersi insieme a molti coetanei per difendere la Patria.

Per loro, insieme alla sorella Lucia, inizia il periodo della Resistenza contro l’occupazione nazista, dell’attivismo tra la pianura e le montagne. Beppe, che si trovava in Sicilia, con il reparto dei Paracadutusti si schiera con gli Anglo-Americani e inizia l’avanzata verso il nord. Per tutti e tre sono anni di impegno e di coraggio. Passata la guerra, per tre di loro si aprono gli anni dell’impegno civile e politico.

Quella dei Frusso è una vicenda personale che diventa prima il simbolo della lotta di Liberazione, e poi il simbolo degli ideali di un’epoca, quella a cavallo tra Fascismo e Repubblica. Il ritratto eroico di uomini comuni, che con i loro dubbi e le loro scelte sofferte hanno contribuito a disegnare il volto del nostro Paese.
 



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