Tracce di Saluzzo


Saluzzo è stata, è, raccontata in molti libri a testimonianza di una lunga e gloriosa storia ma, soprattutto, della sua unicità di capitale alpina che la pone al centro delle “sue” valli (Po, Infernotto, Varaita, Maira, Grana) e di un’ampia pianura: ovunque ci sono importanti testimonianze di storia e d’arte. Come le cappelle e le fortezze nelle vallate, la splendida abbazia di Staffarda (prima, grande, opera della casata), il castello di Manta con i suoi affreschi magici, la cappella marchionale di Revello con la sua misteriosa “Ultima cena”, il Monviso con il suo “pertuso” primo traforo realizzato nelle Alpi per unire i due versanti (siamo nel XV secolo con il marchese Ludovico II).

 

 

E novelle popolari come quella di Gualtieri e Griselda (immortalata dal Boccaccio nel suo “Decamerone”) e della bella Maghelona figlia del re di Napoli e amata dal cavaliere provenzale Pietro (nelle antologie di letteratura popolare) che qui hanno avuto le loro scenografie… sono esempi di una tavolozza più grande di quanto si creda, con sapori, profumi e sensazioni diverse.

 

Leggere la Saluzzo medievale, quindi, quella rinascimentale e poi settecentesca e ottocentesca che si è sviluppata intorno alla grande Cattedrale che ha fatto della città una sede vescovile importante.

Suggerimenti: non bisogna dire tutto, deve rimanere il gusto della scoperta personale, dell’angolo girato che apre squarci e inquadrature inaspettate, del cortile che d’improvviso rivela figure che sollecitano storie lontane e nuove da montare in un proprio film personale.

Tracce, appunto.



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